Giovanna Romano Scrittrice & Autrice
Giovanna Romano nel suo studio, con un libro tra le mani
DIETRO LE PAGINE

La mia storia,
senza armature.

Ci sono parole che si scrivono per gli altri, e parole che si scrivono per salvarsi.

Chi sono veramente, oltre i libri.
Senza filtri, con la mia voce.

Entra nella mia storia

Per molti anni ho creduto che farmi invisibile fosse l’unico modo per essere al sicuro.

Ho creduto che tacere, accondiscendere e mettere i bisogni di tutti prima dei miei fosse il prezzo necessario per meritare l’affetto di chi mi circondava.
Ho sorriso quando dentro tremavo; ho detto «va tutto bene» quando sentivo di andare in pezzi.

Non ho iniziato a scrivere per diventare una scrittrice, e nemmeno per vendere copie. Ho iniziato a scrivere per non scomparire. La penna è stata l’unica a non chiedermi di essere perfetta: ha solo preteso che fossi vera.

Capitolo I

Il giorno in cui ho smesso di scappare dallo specchio

C’è un momento preciso, nella vita di chiunque abbia toccato il fondo, in cui la stanchezza supera la paura.
Il mio è arrivato in una mattina qualunque: mi sono fermata davanti allo specchio e per la prima volta non ho visto il riflesso di una donna forte o realizzata, ma una sconosciuta dagli occhi spenti.

Avevo trascorso anni a costruire una corazza per proteggermi dai giudizi, dalle relazioni che toglievano ossigeno, dal terrore costante di deludere.
Ma le corazze hanno un difetto terribile: ti difendono dai colpi, ma ti soffocano dall’interno.

Quel giorno ho pianto tutte le lacrime che avevo ingoiato.
E proprio lì, nel punto più basso e nudo della mia esistenza, ho capito che ricominciare non significava diventare un’altra persona, ma perdonare quella che ero stata. La donna che nasce dal silenzio è nata in quell’istante: tra le pieghe di una solitudine che non era più condanna, ma spazio sacro per ascoltarmi.

“
«Mi hanno detto spesso che la mia scrittura è “troppo emotiva”.
Ma io non so raccontare la vita fingendo che non faccia male. La forza gentile non è l’assenza di dolore: è la decisione quotidiana di non lasciare che il dolore ti renda crudele.»
— Giovanna Romano, Appunti di vita
Capitolo II

La farina sulle mani e la voce di mia nonna

Spesso mi chiedono perché nei miei romanzi ci sia sempre una cucina accesa, il rumore calmo di un cucchiaio di legno o il profumo di un piatto preparato con pazienza.

La verità è che per me la cucina è stata la prima vera cura dell’anima.
Da bambina, quando intorno a me c’erano silenzi tesi e tempeste che non sapevo comprendere, il mio rifugio era il grembiule di mia nonna.
La guardavo impastare con gesti lenti, ritmici, quasi liturgici.
In quella cucina non c’erano rimproveri, non c’erano pretese: c’era solo l’odore buono della domenica e la certezza che ci saremmo seduti insieme.

Cucinare e scrivere condividono per me lo stesso segreto: non si può fare né l’una né l’altra cosa con fretta o con superbia.
Entrambe richiedono dedizione, mani disposte a sporcarsi e il desiderio sincero di nutrire chi ami.
La tradizione non è nostalgia del passato: è la radice che ci impedisce di essere spazzati via dal vento.

✦ Frammenti del mio quotidiano ✦

Dietro le pagine: la vita che non si vede

Giovanna Romano pensosa
«Nel mio angolo di silenzio: dove ogni storia inizia con la paura di non farcela e finisce con una carezza.»
Giovanna Romano che scrive
«La scrivania in disordine e una tazza di tè freddo: quando i personaggi prendono il comando e chiedono verità.»
Giovanna Romano felice
«Il momento più bello: quando un lettore mi guarda e mi dice: “Quel capitolo parlava esattamente di me.”»
Capitolo III

Ciò che ho imparato perdendomi e ritrovandomi

Non ho certezze granitiche da insegnare a nessuno.
Ho solo tre lezioni preziose che la vita mi ha inciso sulla pelle:

1. Il silenzio non è una condanna, è un grembo. Quando smetti di riempirlo di rumore per non pensare, il silenzio diventa lo spazio fertile in cui germogliano le tue risposte più profonde.
2. La gentilezza è un atto di ribellione. Farsi cinici e diffidenti è facile, basta una delusione.
Restare aperti, morbidi e accoglienti dopo essere stati feriti è il vero atto di coraggio.
3. Non siamo le nostre ferite, ma come le abitiamo. Il passato non si può cambiare, ma il modo in cui lo raccontiamo a noi stessi può trasformare una sconfitta nella culla della nostra rinascita.
A te che stai leggendo queste righe…

Se sei arrivato fin qui, forse non è un caso.
Forse anche tu conosci la sensazione di sentirti inadeguato in un mondo che corre troppo in fretta, o di custodire un nodo in gola che non riesci a sciogliere.

Voglio dirti una cosa sola, con il cuore tra le mani: non c’è nulla di sbagliato nella tua sensibilità. Sentire troppo non è una debolezza, è una benedizione che richiede solo di essere compresa e protetta.

I miei libri non sono ricette magiche per la felicità: sono piccole lanterne accese nella notte.
Se deciderai di leggerli, spero ti facciano sentire visto, accolto e meno solo nel tuo viaggio.

Grazie per avermi ascoltata fin qui.

Con infinita gratitudine e forza gentile,
Giovanna Romano

Se vuoi scoprire le storie in cui ho versato questi pensieri, o se semplicemente senti il bisogno di condividere una riflessione con me: